ANCORA SUL COMPAGNO DZERZINSKIj….

Allo scoppio della Rivoluzione Dzerzinskij era  nel carcere di Mosca. A  quarant'anni ne aveva  trascorsi undici in prigione.  Lenin si fidava  ciecamente di Lui  e  i suoi compagni operai lo chiamavano con gentile ironia “l'astronomo”  per il galattico lirismo usato nelle discussioni. Incorruttibile, tenero, fedele, sono gli aggettivi che gli dedicavano gli altri dirigenti bolscevichi.

Ma quale era il giudizio degli avversari?

L' ex anarchico Victor Serge - passato al comunismo e,  succesivamente, legato ai trotzkisti - nelle  sue “Memorie di un rivoluzionario”,  dopo essere stato interrogato dalla Gpu  ,erede della Ceca,  scriveva: “il Partito si sforzava di mettere uomini incorruttibili nei quadri dirigenti, così come l'ex-forzato Dzerzinskij: onesto idealista, implacabile e cavalleresco, con lo scarno profilo dell'inquisitore: fronte ampia, naso segnato…. Sul mento un pizzo irsuto e  un aspetto affaticato e duro”

Serge, durante il suo soggiorno moscovita (prima di essere  arrestato per sospetto deviazionismo), si rivolse a lui, insieme ad altri compagni, per chiedere clemenza per Gumilev. Costui era un famoso poeta che era stato accusato da bolscevichi di “omissione”, in quanto aveva taciuto circa l’esistenza di un complotto dei bianchi, di cui era a conoscenza. Alla richiesta di clemenza esposta da Serge, Dzerzinskij rispose: “Perché dovrei essere più clemente con lui e non con gli altri? Forse perché è uno scrittore?”

Morto prematuramente nel 1926, molti si domandano quale sarebbe stato il suo comportamento di fronte  alla successiva liquidazione da parte di Stalin di ex dirigenti del Partito bolscevico come, Kamenev, Zinoviev. Buckarin ecc….

In base a ciò che ha fatto e detto riteniamo che sarebbe stato al fianco di Stalin, come lo fu sempre, anche nella repressione dei nazionalisti georgiani, che si erano opposti con le armi alla nuova costituzione sovietica.   In tale occasione entrambi si trovarono in momentaneo contrasto con la linea morbida suggerita da Lenin

In quell’occasione Lenin scrisse: “Bisogna distinguere tra il nazionalismo degli oppressori e quello degli oppressi (nel caso i georgiani)”. Lenin calcò la mano affermando “Consideriamo Dzerzinskij e Stalin politicamente responsabili di una autentica campagna nazionalista grande-russa”. Dzerzinski,e Stalin invece cercarono di difendere e preservare l’URSS' da pericoli separatisti, rivelatisi più tardi come una delle concause del disfacimento della stessa Unione

Concludiamo con una barzelletta che oggi, - secondo Montalban - circolerebbe tra i moscoviti: “Come mai la statua di Dzerzinskij dà le spalle alla Lubjanka? La risposta: perchè la statua pensa: di quelli che ho alle mie spalle mi fido, ma tutti quelli davanti devono essere tenuti d'occhio!”

Fu grazie alla costante e ideologica vigilanza di grandi compagni, come Dzerzinskij, che l’URSS seppe difendere validamente la propria unità politica per tanti anni dall'assedio capitalista e dalle congiure interne sostenute, incoraggiate e fomentate dall’imperialismo mondiale.

 

Sergio Guerrieri

 

Circolo Culturale Proletario di Genova